NESSUN ESSERE UMANO E’ ILLEGALE

Laura Sampietro, Global Education MagazineLaura Sampietro

Universidad Externado, Colombia, Specialization in International Cooperation

laura.sampietro1@gmail.com

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Sommario: I paesi europei non sembrano essere in grado di gestire il grande flusso di migranti provenienti dall’Africa. Nel caso analizzato, lo stato italiano sembra non disporre degli strumenti idonei per la tutela dei diritti dei rifugiati e in generale nessun governo ha preso le distante e denunciato le continue violazioni dei diritti umani da parte della Libia.

Parole Chiave: rifugiati; Libia; Italia; diritti umani; respingimenti.

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No Human Being Is Illegal

Abstract: The European countries don’t seem to be able to manage the large migration flows from Africa. In the case analyzed, Italia doesn’t seem to have the suitable instruments to protect the refugees’ rights and in general the Governments never dissociate itself from the continuous Libyan human rights’ violation.

Keywords: Refugees, Libya, Italia, Human Rights, Refoulement.

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Quando ho conosciuto M. al Centro di accoglienza per richiedenti asilo, sapeva dire solo tre parole in italiano, “ciao”, “grazie e “lavoro”. Con lui c’erano altri 79 uomini di tutte le etá, anche minorenni, quasi tutti scappati dalla guerra in Libia. Pakistani, bengalesi, nigeriani, somali, curdi, togolesi, ganesi, marocchini, tunisini, albanesi, iracheni,… divisi per nazionalitá come se questo li facesse sentire piú sicuri. Il mio compito era semplicemente quello di insegnarli italiano per dar loro una possibilitá in piú d’integrarsi, di trovare un lavoro e forse riuscire a farsi una nuova vita.

M., bengalese, lavorava in Libia in condizioni disumane che si avvicinavano alla schiavitú, per guadagnare quei due soldi da inviare a casa. Scoppiata la guerra, l’unica alternativa possibile era quella di mettersi su una barca e rischiare il viaggio verso l’Italia. Quel “viaggio della speranza” intrapreso da migliaia di migranti che ha trasformato il mare nostrum in un cimitero. Solo nel 2011 Fortress Europe ha contato 2352 persone che hanno perso la vita perché annegate o morte per la sete, la fame e il caldo durante la traversata su barche sovraccariche, ma il numero potrebbe essere ancora più alto. (Consiglio italiano per i rifugiati, 2011).Dal 1988 sono morte, lungo le frontiere dell’Europa, almeno 18.673 persone (dati aggioranti al 10 novembre 2010). (Fortress Europe, 2013).

Per molti di loro il Mediterraneo è solo l’ultima tappa di un lungo viaggio che parte dall’Africa del sud, attraversa il Sahara e si scontra contro le terribili violazioni dei diritti umani nelle carceri libiche. Per i profughi che cercano di arrivare in Libia per poi da lì tentare il viaggio verso l’Europa, alle condizioni estreme della traversata del Sahara, va aggiunto il pericolo di essere scoperti durante il viaggio dalla polizia di confine libica, rischiando di essere detenuti o rinviati verso un Paese di transito o al Paese di provenienza o direttamente abbandonati nel deserto. La Libia non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiati, considerando tutte le persone come migranti, anche coloro che si trovano nello status di poter richiedere l’asilo. A questo va aggiunto che la situazione dei cosidetti “centri di accoglienza” è disumana, non sono garantiti i diritti basici delle persone e la tortura viene usata frequentemente come strumento di controllo.

Nel 2012 la ministra degli interni Anna Maria Cancellieri ha rinnovato gli accordi bilaterali con la Libia in materia di immigrazione. L’accordo non è tanto diverso da quello dell’era Gheddafi: sono state apportate solo piccole modifiche che però continuano a non assicurare il rispetto dei diritti umani. Il Governo italiano si impegna a formare gli agenti libici sui controlli di frontiera, su temi quali ad esempio l’individuazione di documenti falsi. Nel documento si torna a parlare di centri di accoglienza libici, sottolineando la necessità della costruzione di un centro sanitario per il primo soccorso vicino a Koufra, ma non assicurando un miglior trattamento dei migranti in questi centri e men che meno il diritto di queste persone di richiedere l’asilo politico. Al centro di Koufra vengono inviate le persone arrestate dalla polizia libica. Le condizioni igieniche sono pessime, sovraffollamento nelle celle e le torture inflitte dalla polizia libica sono all’ordine del giorno. La commissione europea ha dichiarato che nel 2005, il centro è stato finanziato dal governo italiano.

Nel documentario “Come un uomo sulla terra” (Segre, Yimer, Biadene, 2008) alcuni rifugiati eritrei raccontano come la polizia libica vende le persone incarcerate a Koufra a intermediari (veri e propri schiavisti) per pochi soldi. La persona comprata a questo punto deve pagare per intraprendere il viaggio verso la costa libica. Ma una volta ripreso il viaggio è molto probabile che si venga arrestati nuovamente e riportati a Koufra. Questo implica continuare a chiedere soldi ai propri famigliari, soldi che vengono direttamente consegnati a altri intermediari nel proprio paese di origine.

In cambio la Libia s’impegna a monitorare i propri confini e l’Italia a fornire i mezzi tecnici per rendere più efficaci questi controlli. Nel testo non si parla espressamente di respingimenti, ma le due parti concordano di “adoperarsi alla programmazione di attività in mare negli ambiti di rispettiva competenza nonchè in acque internazionali” (stranieriinitalia.it, 2012) come deciso dai trattati internazionali. Anche nel trattato di amicizia firmato da Berlusconi e Gheddafi si faceva richiamo al diritto internazionale e ai diritti umani, ma questi non sono mai stati rispettati. Basti solo pensare che la Corte dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia il 22 febbraio 2012 per violazione dei diritti umani per i rispingimenti avvenuti nel 2009. 200 persone, intercettate a 35 miglia da Lampedusa, furono caricate su navi italiane e rispedite in Libia senza essere identificate, ascoltate e informate, violando l’art. 3 della CEDU che vieta l’espulsione verso un paese dove esista il richio di torture, l’art. 4 che vieta l’espulsione collettiva degli stranieri, l’art. 13 che garantisce il diritto a un ricorso effettivo. (Consiglio italiano per i rifugiati, 2012). Una volta varcato il confine libico, queste persone vengono arrestate senza realmente aver compiuto nessun crimine.

Nel 2012 la ONG Human Right Watch ha pubblicato un breafing paper dove racchiude alcune raccomandazioni su come migliorare le operazioni di salvataggio. Innanzitutto sottolinea la necessità di migliorare i meccanismi di ricerca e coordinamento dei soccorsi tra i vari stati dell’UE, e monitorare rigorosamente l’attuazione del nuovo sistema di sorveglianza dei confini Eurosur. Inoltre, cercare di accrescere la condivisione di oneri tra stati membri e creare un presupposto a favore del soccorso di navi sovraccariche. Un primo passo fu fatto dall’UNHCR che durante la primavera araba suggerì di considerare tutte le imbarcazioni sovraccariche di migranti come imbarcazioni in necessità di soccorso. (Sunderland, 2012)

Con ciò si vuole dimostrare come i governi europei sembrino molto più interessati a proteggere i propri confini che a organizzare operazioni di soccorso effettive incentrate nella prevenzione degli incidenti. Basta solo ascoltare i racconti per capire la pericolosità ma allo stesso tempo la necessità di questo viaggio. Al Centro di accoglienza incontro G., un ragazzo somalo giovanissimo. Tutte le mattine va a correre e una volta alla settimana va ad un internet point per parlare con la sua fidanzata, scandendo così il tempo che lo separa dalla decisione della commissione. G. parla perfettamente somalo, inglese e arabo; in Somalia stava studiando ingegneria, ma è stato costretto a scappare per la situazione politica, e il suo sogno è quello di continuare i suoi studi qui in Italia. A lezione d’italiano è il più attento, impara velocemente e mi aiuta a mantenere il silenzio in aula. Mi chiedo quale sarà il suo futuro, se riuscirà a trovare un lavoretto e magari grazie a questo pagarsi i suoi studi, o se semplicemente sarà costretto a vendere libri o fazzoletti per strada, o magari si sposterà a sud a raccogliere pomodori per una manciata di euro.

Ma chi è un rifugiato? E qual è la differenza tra rifugiato e richiedente asilo? La prima definizione del concetto giuridico di rifugiato risale alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio del 1951:

Colui che, (…) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese: oppure che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra. (Convenzione sullo status dei rifugiati, 1951).

Con “richiedente asilo” si intende invece qualcuno che si definisce come rifugiato, ma che ancora non è stato definito come tale dall’autorità. La richiesta di protezione internazionale deve essere presentata persnalmente all’ufficio di polizia di frontiera o in questura. La normativa introdotta dalla legge 189/2002 “ha previsto il decentramento dell’organo decisionale attraverso l’istituzione di 7 commissioni territoriali preposte all’esame delle istanze per il riconoscimento dello status di rifugiato. Con il decreto legislativo n. 25 del 28/01/2008, sono state individuate altre tre commissioni territoriali.” (Consiglio italiano per i rifugiati, 2011).

Le commissioni territoriali sono presiedute da un funzionario prefettizio, da un funzionario della questura, un rappresentante dell’ente territoriale nominato dalla conferenza unificata stato-città ed autonomie locali e un rappresentante dell’UNHCR. Dopo aver presentato la domanda teoricamente entro 45 giorni si dovrebbe essere convocati dalla Questura per il colloquio davanti alla Commissione. Purtroppo i tempi ormai sono diventati insostenibili, tardando fino a piú di 1 anno. La commissione a questo punto puó riconoscere lo status di rifugiato; rigettare la domanda ma rilasciare un permesso di soggiorno per motivi di protezione umanitaira della durata di un anno, data la pericolositá di un eventuale rimpatrio; rigettare la domanda e richiedere che la persona abbandoni il paese. Mentre si sta aspettando la risposta della commissione non è possibile lavorare e, a causa del dilatarsi dei tempi, questo sta diventando un problema molto serio.

Con l’emergenza libica i tempi si sono dilatati ancora di piú. Mentre aspetta la risposta della Commissione M. cerca di vendere rose di sera per strada. Gli chiedo chi gli dà le rose da vendere e mi risponde che è un suo connazionale. Mi confida che non guadagna quasi nulla, e che a lui non piace fare questo lavoro “gente grida contro di me e non vuole rose”, mi dice. Nuove forme di schiavitú del XXI secolo.

Quali sono i numeri di questo fenomeno? Secondo il rapporto dello SPRAR 2011-2012, nel 2011 42.500.000 persone, di cui il 49% donne, sono state costrette a fuggire dal loro paese a causa di persecuzioni e guerre (SPRAR, 2013, p. 6). Oltre 37.000 sono state le domande di protezione internazionale presentate in Italia nel 2011 (208,1% in più rispetto al 2010 a causa della cosidetta “emergenza Nord Africa) di cui il 76% provenienti dal continente africano. 25.626 sono state le istanze esaminate nel 2011, di cui al 40,1% dei richiedenti asilo è stata riconosciuta una qualche forma di protezione internazionale: all’8% lo status di rifugiato; al 10% lo status di protezione sussidiaria; e al 22,1% la protezione umanitaria. Per quanto riguarda l’Unione Europea, le domande di protezione internazionale sono state 301.000 (17% in più rispetto al 2010) di cui quasi il 50% presentate in Francia, Germania e Italia. (Sparar, 2013, p. 87). Secondo l’UNHCR ogni minuto 8 persone sono costrette ad abbandonare tutto per colpa della guerra, della persecuzione e del terrore.

La grande crisi che sta colpendo l’Europa in questi anni, non può far altro che peggiorare la situazione di queste persone. I governi sembrano non avere più soldi per gestire i centri, o forse semplicemente non considerano necessario trovare i soldi per gestire questa emergeza. Il progetto delle “emergenze Nord Africa” è finito il 28 febbraio 2013, implicando che la protezione civile non paghi più le varie cooperative, ONG e centri diocesani dove erano accolti i profughi in fuga dalla Libia. 13 mila persone, dei 28 mila totali, soggiornavano ancora nelle strutture al momento della chiusura del progetto. I soggetti vulnerabili, come donne famiglie con minori o malati, sono passati, dipendendo dai casi, sotto i servizi sociali o entrati nello Sprar. Il 19 febbraio il governo ha deciso di assegnare a ognuno di loro 500,00 € e il permesso di viaggiare, una buona uscita con la quale il governo italiano pensa risolvere la precaria vita di queste persone. A causa del ritardo con cui il governo ha disposto il rilascio dei documenti, i rifugiati si sono trovati senza la possibilità di lavorare, restare o ripartire. Secondo l’UNHCR l’emergenza è stata gestita male dall’Italia: sono stati spesi tanti soldi, ma non c’è stato un controllo di dove questi fossero impiegati. Soprattutto il personale in rari casi era competente e in pochissimi casi i soldi sono stati spesi per finanziare un programma di integrazione lavorativo e alloggiativo. (Benedettelli, 2013).

A questo va aggiunta una mancanza di informazione e educazione sul tema, che porta l’opinione pubblica a considerare queste persone come “quelli che ci vogliono rubare il lavoro”, “quelli che vengono per rubare”. La mancanza di comprensione e condivisione di questa tragedia viene ancor più fomentata da una campagna d’odio intrappresa da partiti politici che usano questa paura verso “il diverso” per ottenere qualche voto in più alle elezioni. Basterebbe raccontare e soprattutto ascoltare le storie di queste persone per capire l’importanza di attuare politiche idonee per gestire questa tragedia: uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare tutto e ad affrontare un viaggio pericolosissimo alla ricerca di una vita migliore.

Un anno dopo aver insegnato italiano al Centro, ho incontrato M. sul bus. Mi racconta che finalmente ha il suo permesso di un anno per aiuto umanitario. Non è riuscito ad ottenere lo status di rifugiato ma è felice. Vende ancora rose, ma mi dice che adesso che ha il permesso e può lavorare, sta cercando un lavoro vero.

La Costituzione italiana, all’articolo 10 recita:

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

No Human Being is Illegal, Laura Sampietro, Global Education MagazineResource: Greens.org.au

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BIBLIOGRAFIA:

Benedettelli, M. (2013, 3 di marzo). Fine emergenza Nord Africa, il 28 febbraio chiusi i Centri. Il governo ha speso più di un miliardo. [Versione elettronica]. Recuperato il 07/05/2013, da http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-03/fine-emergenza-nord-africa-162248.shtml?uuid=Abd2yCaH.

Consiglio italiano per i rifugiati (2011). C.s. Il Mediterraneo come cimitero. Recuperato il 29/04/2013, da http://www.cir-onlus.org/Il%20mediterraneo%20come%20cimitero.htm.

Consiglio italiano per i rifugiati. (2011). La procedura per l’esame della domanda di protezione internazionale. Recuperato il 06/0572013, dahttp://www.cir-onlus.org/Cosa%20sono%20le%20commissioni%20territoriali.htm

Consiglio italiano per i rifugiati (2012, 23 di febbraio). Respingimenti in Libia: Italia condannata dalla CEDU – Soddisfazione di UFDU, CIR e ECRE. Recuperato il 30/04/2013, da http://www.cir-onlus.org/Respingimenti%20in%20libia.htm.

Convenzione sullo status dei rifugiati.(1951, 28 di luglio). Cap. 1, Art. 1 “Definizione del termine di rifugiato”, Ginevra.

Costituzione della Repubblica Italiana. [Versione elettronica]. Recuperata il 07/05/2013, da http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html.

Fortress Europe (2013, 22 di febbraio). Un cimitero chiamato Mediterraneo. Recuperato il 30 aprile 2013, da http://fortresseurope.blogspot.com/.

Segre A., Yimer D., Biadene B. (2008), Come un uomo sulla terra. Recuperato il 5/05/2013, da http://ildocumento.it/attualita-e-politica/come-un-uomo-sulla-terra.html.

SPRAR (2013). Rapporto annuale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Anno 2011/2012. [versione elettronica] Recuperato il 02/05/2013, da http://it.calameo.com/read/00011796562b7c3a75049.

Stranieriinitalia.it, (2012, 18 di giugno). Italia-Libia. Il testo del nuovo accordo sull’immigrazione. Recuperato il 28 aprile 2013, da http://www.stranieriinitalia.it/attualita-italia-libia._il_testo_del_nuovo_accordo_sull_immigrazione_15386.html.

Sunderland, J. (2012, Agosto). Emergenza nascosta. Le morti di immigranti nel Mediterraneo. Recuperato il 05/05/2012, da http://www.hrw.org/sites/default/files/related_material/2012_EU_Emergenza%20nascosta.pdf.

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This article was published on June 20th: World Refugee Day in Global Education Magazine.

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